giovedì, 29 maggio 2008 | in : in sala, paolo sorrentino


 

C’è una sequenza nel “Divo” di Paolo Sorrentino che mi sembra particolarmente interessante come punto di partenza per provare ad afferrare la dinamica poetica inscritta nel cinema di questo straordinario cineasta. Siamo all’apertura del maxi-processo nell’aula-bunker di Rebibbia. La macchina da presa si introduce nell’aula dall’ingresso e mentre avanza in un lungo carrello viene osservata tra sguardi di silenziosa complicità e cenni di saluto dalle persone che già occupano i loro posti. Ad un certo punto accade l’imprevisto. Quella che aveva tutta l’aria di essere una soggettiva, si rivela d’un tratto “falsa”. Andreotti, attraverso il quale credevamo di aver visto la scena fino a quel momento, si defila lateralmente e la macchina da presa riappropriatasi del “suo” sguardo continua il suo pazzesco piano-sequenza andando a compiere un paio di vorticosi giri di walzer “alla Ophuls” nell’aula per poi andare a planare, lentamente e senza stacchi, sul volto (adesso per intero “dentro” l’inquadratura) di Giulio Andreotti. Questa particolare sequenza, così genialmente concepita e strutturata, mi sembra una sorte di dichiarazione programmatica “tra le righe” di quello che intende essere, nella sua sostanza, “Il divo”. Con quel piano-sequenza ai limiti del virtuosismo, Sorrentino rivendica con forza la piena, totale, necessaria libertà di “esserci”, di “essere lui”, di volerci trasmettere il suo sguardo e di conseguenza offrire allo spettatore un ritratto di Giulio Andreotti per forza di cose estremamente personale, “soggettivo”, persino “deformato”. Quindi parziale: necessariamente e volutamente parziale. E non a caso è proprio nella dimensione dell’ellissi e dell’enigma che Paolo Sorrentino sceglie di collocare il suo Nosferatu-Andreotti (un Toni Servillo “mostruoso” nella accezione più ampia del termine). Essere sfingeo e impenetrabile, figura carismatica di ieratico pantocratore odegitrio, oscuro manovratore, motore immobile, notturna e inquietante creatura dalle sembianze quasi non-umane ( il paragone con i “freak” del cinema muto potrebbe rivelarsi azzeccato ). L’ellissi passa attraverso lo specchio deformante del grottesco, per arrivare a restituire il ritratto splendidamente infedele di un fedele in missione per conto di Dio che "al di là del bene e del male" ha segnato nel profondo la storia del nostro paese e (cosa che credo interessi ancora di più a Sorrentino) il nostro immaginario collettivo. Una sorta di incrocio vivente tra un’icona pop e il simulacro religioso di una qualche Madonna dalle sette spade o Santo dalla lingua tagliata.

 

L’elisione della verità (o delle verità) come mezzo ultimo e definitivo per ottenere la sopravvivenza politica e la perpetuazione del potere è il centro del messaggio più radicalmente e violentemente politico contenuto nel film: qui la deflagrazione più scomoda e devastante. “Esiste solo la politica”.  Negare ciò che è vero (vero per tutti, oggettivamente vero) per affermare ciò che è giusto (giusto per alcuni, soggettivamente giusto). Uno skateboard (semeion distopico, oggetto per sua natura “del tutto fuori luogo” nei palazzi del potere, come è del tutto fuori luogo in questi luoghi la verità) che irrompe, perturba, scuote, e infine esplode con il suo carico di tritolo. Atto d’accusa pesantissimo nei confronti di un uomo che per 50 anni ha probabilmente tenuto i fili della politica italiana e che per troppe volte nell’arco di questo lunghissimo periodo ha “strappato la pagina del libro con il nome dell’assassino” e ingoiato optalidon per provare a lenire emicrania e sensi di colpa. La cosiddetta “strategia della fermezza” (sua e di Cossiga) all’epoca del sequestro Moro. I rapporti mai definitivamente chiariti con Gelli e la P2. Le amicizie con quei bravi ragazzi nel feudo elettorale dimenticato del Regno delle due Sicilie. Le collusioni con alti prelati, gole profonde, banche svizzere e IOR. I tanti, troppi morti: Pecorelli, Calvi, Dalla Chiesa, Falcone. Il ciclone di Mani Pulite miracolosamente schivato. Condanne che finiscono sempre per trasformarsi in assoluzioni. Pezzi di verità sistematicamente e ontologicamente negati, sottratti al dominio della luce e regalati alla notte, insabbiati in polverosi archivi o fatti “tacere” nel sangue, timidi sussurri nel buio di un confessionale. Stato e contro-stato. Nel frattempo: il grande circo dello scenario politico italiano che instancabile produce vincitori e vinti, macinando vittime e carnefici all’interno dei suoi ingranaggi perversi. Un gatto bianco a simboleggiare (azzardo qui una mia personalissima interpretazione) il più potente partito che l’Italia repubblicana abbia conosciuto. Il gatto in questione è un gatto strano: ha due occhi che guardano al mondo attraverso due diversi colori dell’iride (giallo e azzurro), esattamente coma la Democrazia Cristiana al suo interno si caratterizzava per la presenza di due correnti di pensiero maggioritarie di natura storico-ideologica diversa: morotei e dorotei. Su entrambi i colori dell’iride del gatto del film si riflette, fateci caso, l’immagine ambigua e archetipica di Giulio Andreotti. La sua è la “terza corrente”, la più trasversale e ineffabile, la più decisiva nel determinare i complessi equilibri di cariche e poteri dentro cui affonda le radici una democrazia tragicamente “incompiuta” come quella italiana.

 

Nel 1972 venivano premiati a Cannes Elio Petri con “La classe operaia va in paradiso” e Francesco Rosi con “Il caso Mattei”. Su entrambe le pellicole Gian Maria Volontè imprimeva il suo carisma e la sua immensa statura attoriale. Esattamente 36 anni dopo sono stati premiati a Cannes altri due italiani. Paolo Sorrentino con “Il divo” (film che al cinema espressionista e obliquo di Petri mi sembra legato da non poche assonanze) e Matteo Garrone con  “Gomorra” (pellicola sicuramente pasoliniana, ma che con la cruda asciuttezza stilistica di Rosi ha di certo qualche rapporto). In entrambi i film la presenza del grandissimo Toni Servillo.  “Credete al caso?”



Una annotazione doverosa sul magistrale apporto che il suono, i suoni, la musica (e persino i silenzi) riescono a conferire al film in termini di pregnanza artistica e forza espressiva. Dalla fulminante sequenza di apertura in cui il “beat” asincrono e diradato della musica elettronica si fonde alla perfezione con l’efferata catena di delitti a cui stiamo assistendo fino ai momenti in cui ogni fonte sonora (non solo quella extradiegetica) viene bruscamente portata al silenzio per lasciar spazio al tempo del monologo interiore. Passando per l’ormai leggendaria sequenza in perfetto “Sergio Leone style” dentro la quale un fischio, reiterato e dissipato nello spazio insieme chiuso e aperto di un atrio, si fa potente veicolo di contenuti testuali e meta-testuali. Un sound design geniale, sfrontato, caustico anche nella scelta di molti brani musicali: semplicemente grandioso. Valore aggiunto in grado di trasformare un grandissimo film in grandissimo cinema. Con la forza di una creatività che sa manifestarsi per davvero in ogni singolo attimo, fotogramma o recesso del film: dal primo istante dei titoli di testa all’ultimo secondo di titoli di coda. L’utilizzo meravigliosamente creativo persino dei “sottopancia” rossi con i nomi dei protagonisti ne è la prova. All’insegna soprattutto del puro, viscerale, incondizionato e (parola chiave: libero) amore per le immagini. Un tratto distintivo fondamentale e importantissimo che credo accomuni in modo evidente due straordinari registi “di sguardo” come Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. Due artisti veri, le cui opere, in qualche modo emblematicamente complementari e in qualche modo “parallele e convergenti” una rispetto all’altra, formano un dittico sull’Italia di ieri, di oggi e di domani di enorme valore artistico e impatto civile. Ci auguriamo possa essere per davvero l’inizio di una rinascita per il cinema italiano. Nel segno di una rinnovata e totale “intransigenza estetica”. Dentro la rivendicazione assoluta e “parziale” proprio di quella urgente, totale, libera necessità di sguardo che consideravamo perduta.

 

[*****]

pickpocket83 @ 12:40 | commenti (33)(popup) | commenti (33)
Commenti
#1    29 Maggio 2008 - 15:09
 
più che credere al caso, spero nella reincarnazione
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#2    29 Maggio 2008 - 15:30
 
@Lost: Se non proprio reincarnazione, forse una specie di metempsicosi :))
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#3    29 Maggio 2008 - 15:31
 
applausi a scena aperta!
potrei tranquillamente mettere un link a questo post e risolvere la questione della rece, hai scritto tutto tu!
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#4    29 Maggio 2008 - 15:49
 
@Honeyboy: Non scherzare... da queste parti un tuo mega-post su questo film non solo ce lo aspettiamo, lo ESIGIAMO :))

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#5    29 Maggio 2008 - 16:05
 
buona quella sul gatto.
solo un dubbio: che significa odegitrio?
ciao.
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#6    29 Maggio 2008 - 16:23
 
@Iosif: Dal greco, "che indica la strada, la via". E' un appellativo con cui veniva spesso venerata la Vergine nell'iconografia bizantina. Ciao! grazie per la visita
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#7    29 Maggio 2008 - 17:52
 
Caspita che recensione! Quando hai descritto l'incipit del film paragonando il punto di vista, che gira vorticosamente su se stesso, ai famosi "giri di Valzer" alla Ophüls, mi è subito venuta in mente la famosa panoramica circolare di Lola Montès. Sublimeee!! Devo assolutamente vedere "Il Divo"^^
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#8    29 Maggio 2008 - 18:03
 
@Cinemasema: Se lo vedi rischi seriamente di stare male, eh... stai molto molto attento. :)) Il paragone con Ophuls, pur con mille differenze, secondo me ci può stare per quella sequenza. In questo film davvero ogni singolo fotogramma trasuda un amore per le immagini e un gusto per la composizione delle inquadrature e per i movimenti di macchina semplicemente pazzesco. Avrai modo di vedere. E ci dirai!
Un carissimo saluto
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#9    29 Maggio 2008 - 20:57
 
Semplicemente: sincerissimi complimenti.
Recensione di rarissimo livello.


Chimy
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#10    29 Maggio 2008 - 21:00
 
@Chimy: Grazie!!! gentilissimo :))
Il merito è solo di Sorrentino, credimi. Un salutone (attendo di leggere da te!)
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#11    29 Maggio 2008 - 21:05
 
che dire: straordinario come sempre. A mio avviso una recensione da brividi. Figuriamoci il film che l'ha fatta nascere. Grazie Stefano.
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#12    29 Maggio 2008 - 21:08
 
@Ale: Eh... mi metti in GRAVE imbarazzo così. Comunque ti ringrazio di cuore. Vallo a vedere CORRENDO e poi ci dirai :)) Un abbraccione
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#13    30 Maggio 2008 - 15:49
 
Davvero una bella recensione che non fa che confermare le mie alte aspettative per questo film.
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#14    30 Maggio 2008 - 16:11
 
Ti ringrazio! E sono certissimo che non ne rimarrai deluso. Un film del genere non può deludere.
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#15    31 Maggio 2008 - 02:21
 
Grandissima recensione. Leggendo il tuo inizio, il commento al piano sequenza del processo mi tornava alla mente un'altra sequenza: quella in strada, poco prima che le tre auto imbocchino una galleria (Andreotti che sta andando al processo). La mdp arriva PRIMA sulla strada e la percorre per un po' da sola, finché le auto non le sfilano di fianco e la superano e si piazzano al centro della sua inquadratura per poi sfuggire di nuovo. M'è sembrata una sorta di dichiarazione poetica, come se Sorrentino si appropriasse della materia-strada e di Andreotti imponendo in anticipo il suo sguardo, ma al tempo stesso senza deformare troppo le cose (o troppo smaccatamente) lasciandolo correre da solo e abbandonandolo addirittura al suo periplo (le auto che spariscono nella galleria).
Dici che ho esagerato con le sovrainterpretazioni?
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#16    31 Maggio 2008 - 11:59
 
@Noodles: Grazie davvero... e non credo proprio che tu abbia "esagerato", proprio no.
Il film è disseminato di rivendicazioni multiple sulla "presenza" voluta ma mai stupidamente esibizionistica dello sguardo di Sorrentino... sono tutti elementi che fanno di questo film un capolavoro assoluto e "mostruoso" come giustamente suggerisce qualcuno :))
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#17    31 Maggio 2008 - 17:57
 
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:
Il signor Splinder in questi giorni ci mette a dura prova, abbiate pazienza e scusate eventuali stranezze, bizzarrie o "inconvenienti tecnici" di varia natura
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#18    01 Giugno 2008 - 12:12
 
Menomale, menomale, caro Pick che anche tu sei impazzito per questo film! Stasera lo rivedo, domani postiamo. Mio Dio che film, continuo a pensare solo a "Il Divo". E' normale? :)
E bravo Pick, la tua sì che è una rece che si addice ad un film del genere!
Saluti.
Para
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#19    01 Giugno 2008 - 13:11
 
La ringrazio infinitamente, carissimo signor Para, e bentornato tra noi! :))

Pensare sempre al "Divo" dopo averlo visto non solo è normale, direi che è necessario! Necesse est! Fa bene allo spirito! Grandissima cosa davvero questo film... e grandissimo Paolo Sorrentino... attendo le vostre recensioni con trepidazione

Saluti ;-)
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#20    02 Giugno 2008 - 10:28
 
anime.! La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno. Un bacio
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 0Fallenangel0

#21    02 Giugno 2008 - 11:00
 
ancora una volta un post imprescindibile...

il Di(v)o Giulio nella rappresentazione di Sorrentino apre a digressioni sull'arte cinematografica quanto sull'etica e sulla politica.

quanti hanno saputo fare altrettanto?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Damiani

#22    02 Giugno 2008 - 12:18
 
@Fallenangel: Ciao! grazie per la visita

@Damiani: Soltanto i grandi. Un carissimo saluto, a presto
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#23    06 Giugno 2008 - 11:06
 
Io sono leggermente meno entusiasta, ma lo considero sempre un bellissimo film.
Gran bel post!
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#24    06 Giugno 2008 - 11:47
 
@Filippo: Ti ringrazio! e sono contento sia piaciuto anche a te. Io ne sono rimasto davvero colpito, come avrai potuto intuire :))

Salutoni
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#25    09 Giugno 2008 - 10:35
 
Splendida recensione. Ti ho citato nel mio ultimo post.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente emmart

#26    09 Giugno 2008 - 13:09
 
@Emmart: Ti ringrazio! sono appena venuto a vedere. Grazie davvero per il link! a presto
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#27    10 Giugno 2008 - 20:39
 
ben vengano questi film se producono queste recensioni!
impeccabile!

confido davvero in una "nouvelle vogue" italiana proprio in virtù di questa estrema e totale libertà espressiva.

elena
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#28    11 Giugno 2008 - 09:26
 
@Elena: Grazie davvero! speriamo tutti di assistere ad una vera rinascita del nostro cinema: sarebbe ora. Ciao e grazie per la visita!
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#29    14 Giugno 2008 - 20:32
 
Con un ritardo vergognoso, dovrei finalmente vederlo martedì! Ti farò sapere..
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#30    15 Giugno 2008 - 09:34
 
@Iggy: Corri a vederlo!!! scappa! :))
Mi dirai!
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#31    19 Giugno 2008 - 10:23
 
Ecchime! ^^
Un film talvolta enorme, altre no, ma come dire, non difenderlo per me equivale ad un bestemmia, considerando la media del cinema italiano e non solo!
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#32    19 Giugno 2008 - 15:29
 
@Iggy: Bene! se non ti è piaciuto però dicci pure liberamente cosa non ti ha convinto fino in fondo, senza censure e senza paura di "bestemmiare". Saluti :)
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#33    28 Aprile 2009 - 14:31
 
quando finirà questa sorta di delirio collettivo? spero che la crisi duri parecchio o garrone e quest'altro ci sforneranno un film all'anno...il divo non è che un omaggio a questi tempi oscuri e malati. un incrocio tra il bagaglino e una scialba puntata di report. c'è pure un pò di herzog e chissà perchè poi....insomma non si esce fuori dalla sindrome fantozzi. auguri.
per fortuna ci sono pochi soldi, c'è la crisi e Marco Bechis.
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