giovedì, 24 aprile 2008 | in : in sala, martin scorsese

Rolling Martin Rules. Lo abbiamo aspettato, cercato, inseguito. L'italica distribuzione come al solito ha fatto la sua discreta figuraccia, ma l’attesa alla fine non è stata tradita. Un live (uno dei meglio riusciti) degli Stones filmato da Martin Scorsese, in questo "Shine a light". Beacon Theater, New York City, ottobre 2006. Il gradito ritorno dello zio Martin al documentario musicale, dopo “The last waltz” e gli ottimi episodi della serie “The blues”. Un passo indietro del grande Martin per cedere scettro, palco e corona al tarantolatissimo Mick Jagger e compari: un omaggio il suo, affettuoso e sentito, ad una banda di eroi-reduci che è per molti aspetti una sfida vivente ad ogni legge della natura e dell'umana comprensione. Mick Jagger: avviato verso i settanta eppure sempre più incredibile nella sua sfrenata vitalità. Keith "Keef" Richards: tra una caduta da una palma e una trasfusione, ancora uno dei più grandi guitar-man in attività. Ron Wood: da sempre competitor di Richards e convinto di essere "meglio" di Richards. Charlie Watts: marmoreo batterista low-profile di enorme valore.

Musicalmente parlando: qualcosa di decisamente notevole. Potete averne un più che corposo assaggio cliccando qui. Una cavalcata di quelle che non si dimenticano lungo una serie di brani che hanno fatto la storia del rock. Da "Jumpin' Jack flash" a “Satisfaction”, passando per "She was hot", "Shattered", "All Down The Line," "Start Me Up", "Tumbling dice", "Brown Sugar", "Loving Cup" (con Jack White), "Just my imagination", "Sympathy for the devil", "Some Girls", "Live with me" (con Cristina Aguilera), "As tears goes by". Diversi i momenti assolutamente memorabili. La bellissima "Far away eyes" intonata dalle vive voci di Mr. Jagger e del pirata Keith e accompagnata dalle vibrazioni country di Ron Wood. La performance solista in voce e chitarra acustica di Keith Richards in "You got the silver". E su tutto, un torrido duetto/terzetto Jagger-Richards-Buddy Guy: Mick Jagger e la sua armonica a bocca, Keith Richards che fuma on-stage e Buddy Guy che lo sfida a duello in un vertiginoso riff di chitarra sulle splendide note di "Champagne and reefer". Grandissimo lavoro di montaggio: ipercinetico, sudato, nervoso come le membra contratte dallo spasmo di Mick Jagger. Più di 60 telecamere utilizzate, fotografia smagliante, un set di luci capace di incenerire (persino) Mick Jagger, due ore di ottima musica e di grande cinema. E poi c'è la faccia di Keith Richards che, da sola, vale il prezzo del biglietto.

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scorsese shine

pickpocket83 @ 21:07 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
domenica, 27 maggio 2007 | in : martin scorsese

Basta avere un pizzico di pazienza...quella ripaga sempre, statene certi. In quest'ottica oggi vengono, per esplicita volontà del blogger, premiate le aspettative dei pochi (ma, ho scoperto con grande riconoscenza, accaniti) lettori-fruitori-amici di questo blog! eccomi qua, nuovamente pronto ad elucubrare dissennatezze sul "vecchio cinema". Anche se, a dire il vero, il film di oggi non è poi tanto vecchio. Vecchio no, ma vintage sicuramente. Andiamo al dunque... "New York, New York", 1977, Martin Scorsese- Robert DeNiro- Liza Minnelli. Godibile come un thè freddo bevuto all'ombra in una giornata di caldo torrido. Scoppiettante, divertente, ritmato, esagerato. Racconta la storia di un sassofonista jazz (Bob, in forma smagliante) e di una cantante melodica (Liza, voce e recitazione da rimanerci secchi). I due si conoscono in una Grande Mela festante per la resa del Giappone e stilizzata in modo sopraffino, con il consueto gusto per la ricostruzione accurata di atmosfera tipico del nostro Martino. La loro relazione attraverserà gli anni tra alti e bassi, partorendo anche un figlio, ma sarà destinata ad infrangersi per manifesta incompatibilità tra le aspirazioni di successo dei due e la loro vita familiare. Diversi i punti di forza di questa singolare pellicola: 1) la recitazione dei due protagonisti. Tanto istrionica e gigionesca quella di De Niro (forse è la sua interpretazione più spassosa), quanto calibrata al punto giusto quella della Minnelli. Un mix che inequivocabilmente si giova della direzione di Scorsese, il quale pare che per questo film concesse agli attori una grandissima possibilità di improvvisare e aggiungere battute allo script originale. Direi che il risultato è stato magnifico. 2) la colonna sonora. Dai pezzi hot jazz per il sassofono omaggio a grandi come Glenn Miller e Tommy Dorsey, fino alle melodiche “The world goes round”, “You are my lucky star”, “Honeysuckle rose”, "The man i love" e, ovviamente, “New York, New York” eseguite dalla voce unica di Liza Minnelli. Ammetto di essere andato in deliquio un paio di volte. 3) la scenografia. Gli elementi estetici del film tendono tutti, per esplicita dichiarazione di Scorsese, a porsi come irreali, artificiali e quasi iperbolici agli occhi dello spettatore. Luci rosse e verdi, tinte forti sui muri, marciapiedi troppo alti e le immancabili insegne al neon. E’ un chiaro e affettuoso ricordo cinefilo dei grandi musical di Stanley Donen e Gene Kelly, da “Cantando Sotto la pioggia” a “Un americano a Parigi”. 4) La regia di Scorsese. E’ sempre un valore aggiunto, c’è poco da fare. In conclusione: film raccomandatissimo. Uno Scorsese poco celebrato, di certo non ai livelli di “Taxi Driver” o “Toro Scatenato”, ma comunque in grado di regalare momenti di grande cinema e di divertimento tout court.

Voto personale: 8 e 1/2

pickpocket83 @ 11:33 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 06 dicembre 2006 | in : martin scorsese

Devo ammettere che l'attesa ingenerata in me da questo film è stata pazzesca: soltanto l'idea che Jack-Jocker Nicholson potesse finalmente recitare in un film diretto da Martin Scorsese, bastava a rendermi "The Departed" (titolo enigmatico alquanto,chiaro solo quando si esce dal cinema) il film più atteso del 2006. Aggiungiamo il fatto che:

a) la pellicola segna il ritorno di Scorsese, dopo esperienze alternative, al "suo" genere per eccellenza: il gangster-movie (sebbene, questa volta, non italo-americano bensì spostato nell'inedito territorio della multietnica mafia canadese)

b) il cast racchiude (a mio parere) ciò che di meglio esiste sulla piazza degli attori nel territorio nord-americano, compreso il troppo spesso sottovalutato DiCaprio

c) la lavorazione del film è stata lunga e travagliata, come si conviene ai capolavori

Considerato tutto questo, devo confessare che la visione ha soltanto leggermente scalfito le aspettative (troppo sbilanciate sull'epico). Il film è ottimamente costruito (la perfetta sceneggiatura ha tutte le carte in regola per giocarsi la partita degli Oscar), splendidamente recitato (DiCaprio e Martin Sheen grandiosi, Nicholson forse un pò frenato, Damon prigioniero del ruolo "good-boy/ bad-boy", Whalberg piacevole scoperta), diretto leggermente sottotono. Da fan del più discusso dei registi italo-americani della nuova-Hollywood e memore degli strepitosi risultati raggiunti negli anni '90 con "Casinò" o con "Quei bravi ragazzi", mi aspettavo forse qualcosa in più in termini di effetti registici, di montaggio o di titoli di testa (da sempre punto di forza del nostro, grazie all'assidua collaborazione con il grande Saul Bass). Ma tutto sommato, anche senza particolari invenzioni visive, il ritmo è indiavolato dall'inizio alla fine, privo di cali di tensione e pause. In questo modo l'attenzione dello spettatore è meglio focalizzata sulla narrazione della vicenda, peraltro complessissima. E veniamo alla storia e al suo tema centrale:l'identità e la sua ricerca attraverso la sua stessa negazione. Intrigo di infiltrati multipli (2,4 o più?), di tradimenti incrociati e di incroci pericolosi, ricco di momenti forti e pieno zeppo di colpi di scena. Il finale è degno di un dramma Shakespeariano, e non dico altro per non spoiler-are la trama. Sicuramente meglio di "Aviator". Leggermente meglio di "Gangs of New York". Comunque una "bistecca al sangue più che succulenta", come lo ha definito un simpatico critico americano.

Voto personale: 9

pickpocket83 @ 20:44 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
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