
Rolling Martin Rules. Lo abbiamo aspettato, cercato, inseguito. L'italica distribuzione come al solito ha fatto la sua discreta figuraccia, ma l’attesa alla fine non è stata tradita. Un live (uno dei meglio riusciti) degli Stones filmato da Martin Scorsese, in questo "Shine a light". Beacon Theater, New York City, ottobre 2006. Il gradito ritorno dello zio Martin al documentario musicale, dopo “The last waltz” e gli ottimi episodi della serie “The blues”. Un passo indietro del grande Martin per cedere scettro, palco e corona al tarantolatissimo Mick Jagger e compari: un omaggio il suo, affettuoso e sentito, ad una banda di eroi-reduci che è per molti aspetti una sfida vivente ad ogni legge della natura e dell'umana comprensione. Mick Jagger: avviato verso i settanta eppure sempre più incredibile nella sua sfrenata vitalità. Keith "Keef" Richards: tra una caduta da una palma e una trasfusione, ancora uno dei più grandi guitar-man in attività. Ron Wood: da sempre competitor di Richards e convinto di essere "meglio" di Richards. Charlie Watts: marmoreo batterista low-profile di enorme valore.

Musicalmente parlando: qualcosa di decisamente notevole. Potete averne un più che corposo assaggio cliccando qui. Una cavalcata di quelle che non si dimenticano lungo una serie di brani che hanno fatto la storia del rock. Da "Jumpin' Jack flash" a “Satisfaction”, passando per "She was hot", "Shattered", "All Down The Line," "Start Me Up", "Tumbling dice", "Brown Sugar", "Loving Cup" (con Jack White), "Just my imagination", "Sympathy for the devil", "Some Girls", "Live with me" (con Cristina Aguilera), "As tears goes by". Diversi i momenti assolutamente memorabili. La bellissima "Far away eyes" intonata dalle vive voci di Mr. Jagger e del pirata Keith e accompagnata dalle vibrazioni country di Ron Wood. La performance solista in voce e chitarra acustica di Keith Richards in "You got the silver". E su tutto, un torrido duetto/terzetto Jagger-Richards-Buddy Guy: Mick Jagger e la sua armonica a bocca, Keith Richards che fuma on-stage e Buddy Guy che lo sfida a duello in un vertiginoso riff di chitarra sulle splendide note di "Champagne and reefer". Grandissimo lavoro di montaggio: ipercinetico, sudato, nervoso come le membra contratte dallo spasmo di Mick Jagger. Più di 60 telecamere utilizzate, fotografia smagliante, un set di luci capace di incenerire (persino) Mick Jagger, due ore di ottima musica e di grande cinema. E poi c'è la faccia di Keith Richards che, da sola, vale il prezzo del biglietto.
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